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sabato 5 novembre 2016

Quarta puntata della mia storiella stupidella



Perché proprio il lago di Garda (sponda bresciana)? Perché di sì. Perché mi hanno detto che abitare sul lago è (quasi) come essere sempre in ferie (poi bisogna lavorare lo stesso, ma questo è solo un dettaglio). Perché il lago di Garda è uno dei posti più belli del mondo, perché all’improvviso ho realizzato che per me andare a vivere lì era come tornare a casa. Detto questo, prima cosa da fare è ruzzare a qualcuno la casa vecchia e cercare quella nuova.
Comprare e vendere casa è diventato ormai un’impresa titanica. Pare che tutto il mondo abbia deciso di disfarsi della propria abitazione, prima o seconda che sia e che la svalutazione degli immobili sia inarrestabile. Questo se vuoi vendere. Se invece sei intenzionato ad acquistare è tutta un’altra storia. In questo caso scopri che l’attaccamento delle persone alla propria residenza è quasi maniacale e nessuno pare volersi separare dall’avita maison se non a carissimo prezzo.
Comunque sia, da un paio di mesi in qua sono entrata nel magico mondo degli agenti immobiliari. Il lavoro dell’agente immobiliare è davvero affascinante, ricco di sfumature quanto poche altre professioni. L’agente entra nelle case, le studia, deve dare un prezzo all’oggetto che forse un essere umano ama di più: casa sua. Deve farsi piacere l’orrido, compiacere i maleducati e trattarli come i bene educati, non guardare con troppo incanto il bello, praticare la raffinata arte di convincere gli arrendevoli a rinunciare a vantaggio dei testardi e viceversa. Deve essere amico di entrambe le parti in causa, il venditore e l’acquirente. Ma questi sono problemi suoi e mi commuovono poco. Il mio problema sono quelli che vengono a vedere la casa, i Visitors. Essi vivono ed entrano in casa tua mentre fuori diluvia, inzaccherandoti di fanga tutto il parquet appena lavato. Tu li guardi senza poter intimare loro di togliersi quelle maledette scarpacce altrimenti li tagli a metà con una mossa di kung fu. Li squadri con odio e dovresti pure convincerli che quella smorfia che ti è comparsa sulla faccia sia un sorriso amichevole. Ma sei in cerca di un acquirente e devi sforzarti di mostrare una benevolenza che non hai. Così apri la porta all’invasore con una faccia da Joker colpito da ischemia. Buongiorno, Visitor!

mercoledì 23 marzo 2016

TERZA PUNTATA DELLA MIA STORIELLA STUPIDELLA



Il mio karma (si dice così?) è quello di essere sempre lì lì per raggiungere un risultato sorprendente (forse sorprendente è un po’ troppo. Diciamo mediocremente soddisfacente o non del tutto deludente) e poi splof, l’affermazione si nega e diventa una negazione, lasciandomi lì come una pera cotta. Anzi, datosi che mi chiamo Clementina, come un mandarancio bollito, che non è proprio il massimo.

Tornando alle cose che intorno a me si guastano, a un certo punto mi sono guastata pure io. Avevo un dolorino che pensavo di risolvere con qualche antinfiammatorio e invece era un tumore. Per risolvere il problemino non sono bastate un paio di aspirine. Sono guarita, perché anche nella malattia sono una che fa le cose a metà. Stavolta direi per fortuna. Ho seppellito tutta la mia famiglia d’origine, a parte la mia unica zia viva, che tengo da conto come fosse un panda. Non che assomigli a un orso, per carità, però è tenera. Quando mi sono rotta in me si è metaforicamente spezzato qualcosa. Non poteva essere altrimenti, eppure ho impiegato anni a capirlo, malgrado la cicatrice che mi taglia a metà come un pollo alla diavola. Non me ne faccio un dramma, tanto in due pezzi (appunto) sono sempre stata malissimo. Settimana scorsa si è rotta la cassetta del water, creando uno scroscio da Niagara Falls nel muro che separa il bagno dalla mia stanza da letto. Lo scroscio, unito allo spiffero gelido che passa assassino sotto la porta-finestra, poteva essere interpretato come un momento Feng Shui (che in senso letterale significa vento e acqua). Invece quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso (per fortuna solo in senso metaforico, altrimenti la faccenda sarebbe stata molto più fastidiosa).

Così ho mandato a feng shui tutti gli elementi che si pongono come ostili e, in questo momento in cui non c’è una cosa che sia una che va per il suo verso, ho pensato che, al posto di comprare elettrodomestici nuovi, di chiamare il fabbro e di avere paura di nuove malattie, è meglio salutare, chiudere la porta (con la maniglia che resta in mano, ovviamente) e traslocare sul lago di Garda (sponda bresciana).
Perché? Perché è giusto così. Come diceva un poeta che dal Veneto si era trasferito a Sirmione: “Miser Catulle desinas ineptire e quod vides perisse perditum ducas.” (Povero Catullo, smettila di impazzire e quello che ti accorgi che è andato perduto consideralo perso). Insomma, è ben inutile continuare a combattere contro lavastoviglie, salute che manca, lavatrice, asperità dell’esistenza, forno, sofferenza e cassetta del water quando tutto dice che è giunto il momento di andarsene. Quando la vita ti suggerisce di cambiare solfa sai che devi fare? Cambiare solfa.

giovedì 10 marzo 2016

2 - Continua



Il forno ha una ventola che, a un minuto dall’accensione, inizia a fare un rumore che nemmeno le turbine di una centrale idroelettrica ne producono uno simile (non so se tali centrali siano dotate di turbine, ma da brava giornalista non sono andata a controllare). Il rumore va avanti mezz’ora dopo che si è spento il forno, con il risultato che, quando a tavola si parla, non si riescono a sentire i commensali, e, quando si guarda la tele, non si capisce cosa dicono al telegiornale. Questo però non riesco a vederlo come un vero problema.

La lavatrice non centrifuga bene e quando centrifuga fa concorrenza alla ventola del forno (ma, se il forno resta fermo, la lavatrice invece vaga per il bagno), mentre l’interno del frigorifero è buio da quando si è rotta la lampadina. Lampadina che deve essere stata un unicum nel suo genere perché in commercio di uguali non ne esistono. Per fortuna è un vecchio (anzi vecchissimo, in questo caso maggiorenne) modello con i motori separati, così quando anni fa il freezer si è rotto ho potuto lasciarlo arrugginire e imputridire oltre misura. Mi ricordo ancora quando si è fuso il motore: tornavamo dalle ferie a fine agosto di un’estate torrida e sono venuti ad aprirci i filetti di merluzzo congelati che non erano più congelati, ma piuttosto dei moncherini marroni di zombie ittico. Forse quel tipo di lampadina si usa solo in Svezia, perché il frigo, pur non essendo biondo bensì blu, è svedese.

Il lavandino perde, il piano cottura non vince. La maniglia della saracinesca del box si stacca sempre quando cerchi di aprirlo, così come la maniglia della porta di casa. A dire il vero la maniglia della porta di casa mi resta in mano ogni quattro giorni. Una buona performance rispetto a quella del box, che resta in mano un giorno su due. Per quanto riguarda la situazione economica non ci possiamo lamentare: semmai si devono lamentare l’ADE (lugubre acronimo dell’Agenzia Delle Entrate) e l’ESATRI (lugubre acronimo di Errore Sommo Aver Tentato di Risalire Indenni). Un tempo mi vergognavo di dire che dovevo dei soldi a questi due enti, ora non più. Ora credo che dovrebbero vergognarsi loro a chiedermene altri, dopo tutti quelli che ho versato.
In più veleggio (a vanvera) verso il mezzo secolo e non ho ancora combinato nulla di buono nella vita. Eppure mi pareva di essere intelligente. È evidente che mi sono confusa. Non si può dire che a un certo punto abbia perso la rotta, questo no. Il fatto è che una rotta non l’ho mai avuta. Navigassi a vista sarebbe già qualcosa. Ma io non navigo a vista: navigo a vanvera. Così a 49 anni sono una fallita di successo. Sì, direi che in questo ce l’ho fatta. Anche in questo caso a ben vedere ho delle pecche. Un fallito davvero riuscito è capace di sbagliare le scelte in modo più brillante, invece io no: le faccio giuste a metà. A volte fino a tre quarti, ma mai, e sottolineo mai, per intero.

Ho la grande (forse grande è un po’ troppo. Meglio dire media) virtù di essere come un libro della biblioteca, che tutti possono prendere in prestito ma nessuno può comprare. Purtroppo però tale genere di libro è soggetto a una terza opzione, quella di essere lasciato lì dov’è. E questo nella maggior parte delle volte è il mio caso.